Libri da amare · Senza categoria

Superstizioni

Cari lettori…

Torno, dopo un po’ di tempo, con una nuova recensione. Purtroppo la sessione estiva non da scampo ed il risultato è stato quello di dover abbandonare un pochino il blog.

Oggi voglio parlarvi del penultimo libro che ho letto: “Il serpente dell’Essex” di Sarah Perry, edito Neri Pozza e pubblicato a giugno 2017. Questo romanzo è già abbastanza conosciuto, ha fatto molto scalpore fin dalla sua uscita nelle librerie, in moltissimi lo hanno già letto e, altrettanti, lo hanno anche amato. Purtroppo dovrò un po’ discostarmi dall’opinione comune.

La storia è interessante, coinvolgente, scritta molto bene ed in modo pulito e scorrevole, sono altre, per me, le cose che non vanno bene. Ultimamente, Neri Pozza, mi sta un po’ deludendo proprio per queste piccole mancanze di cui vi sto per parlare. Ho notato la stessa cosa con “La cattura dell’effimero” (altro libro dell’editore che ho letto poco tempo fa e di cui potrete trovare la recensione cliccando qui).

Di cosa mi lamento fondamentalmente? Non sopporto quando un libro butta “nel mucchio” tante cose senza un reale fine, non posso accettare quando non riesco a trovare collegamenti tra eventi o personaggi e, mancanza più grave e non accettabile, è che un libro storico non parli come l’epoca in cui è ambientato, quando non riesco a sentirmi trasportata direttamente nel passato vuol dire che qualcosa non va (a differenza di quello che riesce a fare Diana Gabaldon nel suo “Outlander”). Sono una super appassionata di romanzi storici, devo dire che, probabilmente, pretendo molto da ognuno di essi e che, forse, da questo libro mi aspettavo chissà cosa (per questo mi ha delusa un po’). Quando leggo di vite passate voglio sentirmi parte di quel tempo che non ho potuto vivere e che cerco di immaginare attraverso la scrittura di un autore che è riuscito ad immedesimarsi in un’epoca meglio di me.

Con questo non voglio dire che non dobbiate leggere il libro di Sarah Perry, posso trovare, senza problemi, motivi per cui può valere la pena perderci un po’ di tempo (ma non spenderci 18 euro secondo me): come ho già detto, la scrittura è molto scorrevole, il libro è molto leggero ed a tratti, anche inquietante e misterioso. La trama è molto interessante (anche se non ho amato lo sviluppo) e, nell’insieme, la storia si legge molto bene ed in poco tempo.

Forse, il fatto che fossi stressata ed in piena sessione estiva non ha aiutato a farmelo apprezzare come meriterebbe, o forse no, semplicemente io e Neri Pozza dobbiamo prenderci una pausa (e me ne dispiace perchè amo le loro pubblicazioni). Non posso accettare che due libri tanto acclamati, della stessa casa editrice, mi abbiano delusa così tanto in poco tempo ed entrambi per gli stessi motivi. Forse è il traduttore che non riesce a rendere i dialoghi più vicini all’epoca storica di cui si parla? Sia “La cattura dell’effimero” che questo, sono ambientati alla fine dell’ottocento ma solo per quanto riguarda quello che ho trovato scritto nella trama (a mio parere).

Soffermandoci sulla caratterizzazione dei personaggi, per me non ci siamo, mi dispiace doverlo dire ma la psicologia di quest’ultimi non è stata sviluppata bene. Per quanto riguarda la descrizione dei luoghi e le ambientazioni in generale, invece, non posso che elogiare la scrittrice che ha reso benissimo l’atmosfera di ogni location.

Non voglio raccontarvi niente di più, qualsiasi cosa possa dire di questo libro sarebbe una sorta di spoiler non raccomandabile. Come sempre, aspetto le vostre opinioni in merito, fatemi sapere qui o su instagram (dove sono molto più attiva).

“Fu preso da un tremito spaventoso, che lo scosse con tanta violenza da costringerlo a circondarsi il torace con le braccia, quasi indossasse una camicia di forza, per evitare che il suo corpo si lanciasse contro la porta chiusa. Poi passò, e Luke scoppiò a piangere.”

Vi auguro una buonissima continuazione di giornata e tante belle letture 🙂

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