Libri da amare · Senza categoria

7+1 Clan

Salve a tutti cari lettori…

oggi, con un leggero ritardo sulla scaletta, vi parlo di un libro che ho terminato ieri sera e che mi è piaciuto moltissimo: “Follia per sette clan” di Philip K. Dick. Lo scrittore non sarà certo sconosciuto alla maggior parte di voi, perciò, potrete immaginare il genere abbastanza facilmente. Si parla di fantascienza, uno sguardo al futuro (ormai passato per il lettore odierno) che non è certo lasciato al caso. Il testo di cui vi parlo fu pubblicato nel 1968, non è il più grande successo di Dick ed è il secondo che leggo dello scrittore ma sono rimasta affascinata come mi aspettavo.

La trama è molto particolare (come tutte quelle di Dick): i sette clan del titolo sono le diverse “tribù di malati di mente” che si trovano sulla Luna “Alfa III L2” e che vivono in completa autonomia dalla Terra da venticinque anni. Questa parte della trama si intreccia ad un altro livello narrativo, quello che racconta la storia di Chuck Rittersdorf e della ex moglie Mary sul pianeta Terra: i due si ritroveranno su Alfa pronti ad affrontare la realtà di un posto che sembra essere irreale.

Cosa dire? Libro geniale come sempre. Ho trovato che la scelta dell’argomento, fatta negli anni 60, non potesse essere più azzeccata. Parlare di “folli” e della difesa della propria indipendenza durante quegli anni, non poteva essere che un gesto provocatorio. Gli elementi satirici sono visibili continuamente durante tutta la storia. Con grande ironia, Philip Dick, esamina una situazione tanto attuale al suo tempo quanto discussa: i manicomi lasciavano la possibilità di crearsi una propria indipendeza o erano solo “gabbie” per individui che non venivano accettati dalla società? Soprattutto, c’era la possibilità che si potesse creare una coscienza collettiva contro un nemico comune tra chi, si credeva, che una coscienza non la possedesse?

“Si chiese quanti anni potesse avere: comunque non più di venti. E, come tutti i Poli, sembrava una bambina. I Poli non diventavano mai adulti: rimanevano sempre in uno stadio intermedio, perché che cos’era dopotutto il Polimorfismo se non un prolungamento della gioventù? Tutti i bambini dei Clan quando nascevano erano Poli e frequentavano una scuola comune, senza cominciare a differenziarsi gli uni dagli altri prima di aver raggiunto i dieci o undici anni. E alcuni, come Annette, non si riuscivano a distinguere neppure allora.”

Questo libro comunica moltissimo al suo lettore e riesce ad immergere chiunque facilmente in una dimensione futura che in realtà (e per fortuna) è, in parte, passata per noi. La denuncia di Dick è forte e chiara ed il finale non potrà che confermarla. Leggere qualcosa di questo scrittore è sempre un piacere, lo stile è uno dei miei preferiti e le trame sono sempre bellissime e inaspettate. Pur non essendo questo uno dei suoi capolavori, è apprezzabile al cento per cento. Non è un semplice romanzo fantascientifico ma, bensì, anche psicologico e satirico.

Non posso che consigliarvelo, sono sicura che Dick non potrà deludervi.

Vi auguro una buona serata e tante belle letture 🙂

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