Libri da amare · Senza categoria

La normalità dell’inverno

Cari lettori…

oggi vi parlo di un testo dal titolo a tema con la stagione: “Il libro dell’inverno” di Tove Jansson, edito Iperborea.

Metto subito le mani avanti; non mi è piaciuto quasi per nulla. Questo libricino è un insieme di racconti (e non solo) che narrano l’infanzia dell’autrice nel Nord dell’Europa. L’ambientazione è affascinante (come la maggior parte di quelle dei libri Iperborea per me), le storie sono carine, molto intime e delicate. La scrittrice riesce indubbiamente a far penetrare il lettore nell’atmosfera che ricostruisce della sua infanzia e questo è sicuramente positivo. I raccontini, però, mi hanno annoiata. Si racconta di quotidianità, ed io amo questo argomento generalmente, ma, in questo caso, qualcosa è andato storto. Sinceramente, non vedevo l’ora di finirlo e per fortuna le pagine non sono troppe. Anche il sesto libro dell’anno si è rivelato una piccola delusione per me, l’unico vero amore che ho scoperto è quello per la Atwood e il suo Racconto dell’Ancella.

In poche parole non vi consiglio il libro. E’ una mia opinione molto personale ovviamente. Probabilmente troverete molti che lo hanno adorato, forse non sono riuscita ad apprezzarlo come si deve. Una cosa carina c’è però: delle simpatiche illustrazioni stilizzate che accompagnano ogni raccontino e che lo completano con delicatezza. Se volete farvi avvolgere dall’atmosfera di questi luoghi (e sia ben chiaro, quasi mai invernale) potrebbe fare al caso vostro (anche se secondo me no perchè io amo l’atmosfera del nord Europa ma il libro non mi è piaciuto). Se lo avete letto o avete intenzione di farlo fatemi sapere.

Citazione preferita: “Non c’è niente di più tranquillo del periodo dopo Natale, quando si è ricevuto il perdono per tutto quanto e si può ridiventare come al solito.”

Buona giornata e buone letture 🙂

Trama ( http://iperborea.com/titolo/373/ ): L’inverno bianco del Nord, la neve fitta che sommerge il paesaggio finché nessuno più ricorda cosa c’era sotto, l’orizzonte che sprofonda finché la terra intera pare capovolgersi. E intorno a una calda stufa di maiolica, una vivace casa-atelier, un piccolo regno dell’arte e della fantasia. È questo il mondo speciale in cui cresce Tove Jansson, tra le enigmatiche donne bianche create del padre scultore e l’universo poetico della madre illustratrice, i capricci della scimmietta Poppolino e i sogni cullati da note di balalaike ed echi di feste bohémiennes. Con il suo sguardo fresco e senza filtri e la disarmante saggezza di chi sa indagare il mondo con la lente dell’immaginazione, una bambina racconta le sue piccole grandi iniziazioni alla vita. La grossa pietra dai riflessi argentei che trova sotto un mucchio di carbone e spinge attraverso i mille ostacoli della città come in un nuovo mito di Sisifo, lo splendido iceberg che rincorre fino al promontorio senza poi osare saltarci sopra e “se uno non ha il coraggio subito, non lo avrà mai”, l’eccitazione del Natale, con il suo carico di amore e aspettative, e la tranquillità dei giorni dopo, “quando si è ricevuto il perdono per tutto quanto e si può ridiventare come al solito”. Quelli che appaiono come comuni eventi quotidiani si accendono di magia, di grazia poetica, di inattese rivelazioni sul sentire umano, della sottile ironia involontaria con cui i bambini infrangono ogni ipocrisia e ci fanno riscoprire il valore della leggerezza.

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